Home Indietro pagina
1 2
3 4 5 6 7 8
Per seguire il nostro
itinerario:
http://www.turistel.cl/v2/secciones/mapas/ruteros/chiloe.htm
http://www.turistel.cl/v2/secciones/mapas/ruteros/aisen.htm
Ma i
veri viaggiatori sono soltanto coloro che partono per partire, col cuore lieve…Charles
Baudelaire
Avevo promesso a Isabelle dei bellissimi paesaggi
e una strada indimenticabile.

Con i panorami la promessa è facilmente mantenuta mentre,
per quanto riguarda il ripio –il cammino in terra battuta,
indimenticabile lo sarà certo, ma a causa delle
difficoltà. Le piste sono fortemente deteriorate a causa delle forti piogge
di inizio estate. Il tempo secco attuale crea le calaminas
–ondulazioni del terreno che con sassi e fondo sabbioso
rendono faticoso il nostro passaggio. Inoltre
l’equazione è semplice: se piove siamo nel fango, se invece il tempo è bello,
come è stato durante gli ultimi 10 giorni, siamo spesso
avvolti da una nuvola di polvere sollevata dal passaggio dei veicoli.

Lasciato il parque national Los Alerces e dopo
un’ultima parilla di carne argentina a Trevellin, attraversiamo
la frontiera e
arriviamo in Cile, nel villaggio di Futaleufu.
L’unica banca è ormai chiusa essendo venerdi pomeriggio e riesco solo a farmi
cambiare 100 US$ in un negozietto. Per i prossimi
450 km i piccoli villaggi che attraverseremo non possiedono una banca,
solo una volta al mese un furgone blindato
percorre la regione e permette agli abitanti di effettuare le loro operazioni
bancarie.
In tutto riusciamo a cambiare e, quindi, a
sopravvivere con 200 US$ (circa 160 euro) per 11 giorni. In Cile il costo della
vita è
più alto che in Argentina dove la crisi
economico-finanziaria del 2001 ha visto il peso sganciarsi dal dollaro
statunitense, al
quale era legato da una parità di 1 a 1. Il cambio
attuale di 3.04 pesos per un dollaro rende, nonostante l’aumento dei prezzi
e l’inflazione, il viaggio in Argentina muy
barato, molto economico.

Lasciamo Futaleufu e continuiamo il nostro cammino
verso la Carretera Austral. Il percorso è ondulato,
continui sali-scendi
e un fondo stradale instabile. Alla fine di una
breve ma ripida discesa Isabelle trova un mucchietto traditore di sabbia e
sassi
e si ritrova per terra, una caduta senza gravi
conseguenze, un’escoriazione al gomito sinistro e alla gamba destra, il
pantalone
strappato, l’orgoglio nella polvere.
Fortunatamente Isabelle è una lottatrice e dopo le cure del caso –abbiamo con
noi una
piccola ma ben fornita farmacia, è subito pronta a
rimettersi in sella. Il giorno seguente lungo un rettilineo odo il fischietto
di
Isabelle, mi volto e capisco che è in difficoltà.
La raggiungo e insieme constatiamo che il portabagagli è rotto, forse a causa
della caduta di ieri. Per un attimo ho il
sentimento che la riparazione sia impossibile ma poi, stretti a fondo i bulloni
dello stesso
e sistemate un paio di fascette di plastica e
nastro adesivo extra-strong al punto giusto, possiamo riprendere fieri il
nostro cammino.
Il portabagagli reggerà per

Le giornate sono incredibilmente calde, come un
mese di giugno in Costa Azzurra, solo dopo il tramonto la temperatura si
abbassa e le notti sono fresche, soprattutto è da
notare la mancanza di pioggia in un luogo solitamente molto umido, a
giudicare dal verde e dalla flora che incontriamo.
Arriviamo a Villa Santa Lucia dove incrociamo il Camino Longitudinal
Austral o Carretera
Austral. Questa strada sterrata
di 1200 km che collega Puerto Montt con il sud del Cile è nata come
collegamento strategico, una strada militare
voluta dal generale Augusto Pinochet in persona dopo la guerra di confine
con l’Argentina. Il progetto di costruzione è
iniziato nel 1976 e ha visto all’opera i militari del Corpo Militare del Lavoro
e,
sembra, anche numerosi prigionieri politici della
dittatura. Le condizioni di lavoro in un ambiente ostile sono state proibitive,
ancora oggi incontriamo le tombe dei soldati che
hanno perso la vita durante i lavori, i loro nomi sono incisi su di una tavola
di
legno insieme alla frase: la sangre de un
soldato nunca ha sido demarrada en vano. Dei prigionieri politici non
esiste traccia, si
dice siano stati sepolti sotto la strada stessa,
percorrerla in bicicletta è rendere omaggio ai molti, troppi morti della
dittatura militare.

I primi chilometri lungo la Carretera Austral sono
decisamente duri, la pista è in uno stato disastroso per le biciclette e
facciamo
più fatica del dovuto. La bellezza degli scenari
che ci circondano ci consolano di tanto faticare. Attraversiamo
foreste e laghi,
fiumi, torrenti e pascoli fino ad arrivare al
mare. Puyuhuapi è un villaggio situato sulle rive del Seno Ventisquero,
un fiordo
che comunica con l’oceano Pacifico circondato da
alte montagne. Lo scenario idilliaco e l’ospitalità esemplare del residencial
Doña Nury ci
fanno decidere di fermarci per un giorno di riposo, circondati dal verde delle
montagne e dal blu intenso del mare.

Una piccola sosta lo merita il Ventisquero Colgante, la fronte di un ghiacciaio che si trova oggi a meno di otto km dal mare
mentre un secolo fa ne era a soli 200 metri… Piantiamo la tenda e lasciamo bagagli e biciclette per avvicinarci a piedi il più
possibile. La massa di ghiaccio che vediamo è solo una piccolissima parte dell’immenso ghiacciaio che si nasconde dietro
le cime delle montagne. Restiamo un’ora ad osservare questo grande spettacolo della natura, il colore bianco-blu del ghiaccio
stretto fra le pareti scure della montagna e l’azzurro del cielo. Ci dicono che è questa l’estate più calda in Patagonia degli ultimi
15 anni, se qualcosa sta veramente cambiando nel clima della terra, il ghiacciaio che ci sta davanti rischia presto di scomparire.

Fiere lance di ghiaccio. Arthur Rimbaud.
La pioggia ci coglie di sorpresa a Queulat dopo 14 giorni di bel tempo. Là dove ieri un fiero ghiacciaio scintillava al sole,
questa mattina ci sono solo nuvole basse e nebbia. Decidiamo di proseguire ma arrivati ai piedi della Cuesta Queulat, una
forte
salita di circa 8 km, il vento e la pioggia ci obbligano ad accamparci per la
notte. Sotto un cielo ancora minacciante
affrontiamo la lunga salita che porta al
Portezuelo Queulat il mattino seguente. La lunga discesa taglia in due
un’immensa
foresta dominata da cime innevate con
l’immancabile ghiacciao che si getta in una laguna verde smeraldo. All’incrocio
con la strada che conduce a Puerto Cisnes facciamo
una piccola pausa, prima di affrontare 20 km di lavori stradali. La
carretera è instabile, pietre e sabbia rallentano
la nostra andatura. Alla Piedra del Gato, una stretta gola sul rio
Cisnes,

la strada è stata parzialmente distrutta da una
frana, quel che resta basta a far passare un veicolo mentre un nuovo ponte è
in costruzione. Lasciamo finalmente il cantiere e
ritroviamo la Carretera Austral come ci piace, immersa nel verde tra foreste
e montagne e un immenso cielo blu. Villa Amengual
è la nostra tappa per la notte, qui incontriamo Lionel, un francese dei
Pirenei che sta percorrendo a piedi la Carretera
Austral da Puerto Montt a Villa O’Higgins, 12 ore di marcia per 30 a 40 km
ogni
giorno, bon voyage ! Dopo centinaia di chilometri di
ripio ritroviamo l’asfaltato nei pressi di Villa Mañihuales,
Coyhaique è ormai a soli 85 km che percorriamo con
rinnovato entusiasmo sul duro.

Coyhaique è il capoluogo della provincia di Aisen,
situato in una conca circondata dalle montagne. Dopo un ampio giro
in cerca di una sistemazione, troviamo una camera
al residencial Doña Herminia, una casa pulita e accogliente governata
dalla premurosa e simpatica Donna Herminia.
Coyhaique possiede il migliore negozio di biciclette della regione e l’abile
meccanico riesce a riparare il portabagagli di
Isabelle in maniera impeccabile. Ripartiamo rinfrancati dalla sosta ma con le
gambe appesantite dalla bottiglia di chardonnay
dell’aperitivo della sera precedente.

La strada è asfaltata e i sali-scendi estenuanti.
Lungo una ripida discesa tocco la velocità massima di tutto il viaggio,
72 km/h con pieno carico. All’entrata del pueblo
di Rio Blanco il contatore segna 1000 km dalla partenza. Ci fermiamo
per la pausa pranzo e per festeggiare il primo
piccolo, simbolico traguardo del nostro viaggio. La sera stessa nel camping
Conaf di Laguna Chiguay abbiamo il lusso di un quincho
privato, un riparo in legno con tavolo e banchette, ideale per
una
cenetta tête à tête. Brindiamo ai

Una lunga discesa ci porta a Villa Cerro Castillo
dove nel residencial Castillo occupiamo la stessa stanza che avevo
occupato
con Philippe tre anni fa. Doña Yolanda tira fuori da un
cassetto impolverato il vecchio libro degli ospiti e
ritroviamo le poche righe che avevo scritto
all’epoca. La vista dalla finestra sul cerro è immutata e sempre affascinte.

Le cime frastagliate simili alle guglie di una
cattedrale gotica danno alla montagna un’aspetto imponente, un’inespugnabile
e inavvicinabile fortezza di roccia e ghiaccio. Da
Villa Cerro Castillo la carretera austral ritorna a essere una
strada di terra,
finito il
piacere dell’asfalto, si ritorna al fascino avventuroso della pista
impolverata.
